Horizon 2020: Consiglio e Parlamento UE si scontrano sul sistema di finanziamento

PageLines- horizon_mini.jpgIl consiglio dell’Unione Europea non approva il sistema di finanziamento del Programma Horizon 2020 e rischia così di posticiparne la partenza.

Il Consiglio dell’UE ha respinto la richiesta di finanziamento completo di tutti i costi ammessi dei progetti di ricerca così come elaborata dal Parlamento europeo. Il Consiglio ha proposto, invece, un regime forfettario, con un finanziamento totale per quanto riguarda i costi diretti, ed un rimborso solo parziale per quelli indiretti.

L’accordo su Horizon 2020 deve essere raggiunto prima dell’estate, per far sì che il programma parta nei tempi previsti, ma Consiglio e Parlamento non sembrano voler scendere a compromessi. Seán Sherlock, Ministro per la Ricerca e l’Innovazione irlandese sostiene che l’attuale modello di finanziamento proposto è  imprescindibile, mentre dall’altro lato Christian Ehler (Partito popolare europeo), relatore per il suo gruppo su Horizon 2020, dichiara che il Parlamento non cederà facilmente e che verrà effettuata una revisione, se necessaria, che comporterebbe, però un notevole allungamento dei tempi legislativi.

Nell’accordo siglato ad ottobre 2012, il Consiglio aveva fissato un finanziamento del 100% per i costi diretti dei progetti Horizon 2020, con un limite massimo del 70% per i progetti più vicini al mercato o cofinanziati tramite accordi di programma. Questi costi diretti includono le spese di personale e le spese esterne, che possono essere direttamente attribuite al progetto di ricerca. Il Consiglio ha incrementato il finanziamento per i costi indiretti dall’iniziale 20% proposto dalla Commissione, all’attuale 25% (che viene calcolato sul totale dei costi diretti). Secondo Ehler, questo tipo di modello sarebbe più dispendioso nella misura dell’11,5%, e meno efficiente in termini di costi rispetto al 7FP. Questo fatto comporterebbe un taglio di 8 miliardi di € che si andrebbe a ripercuotere nella presentazione di circa 4mila progetti in meno.

La richiesta del Parlamento europeo punta invece ad avere un’opzione per le organizzazioni che sostengono alte spese generali (costi indiretti in termini di spese di funzionamento di laboratori, strutture, affitti, bollette, etc.), come le università ed i centri di ricerca, che permetta loro di avere un finanziamento sulla base dei costi totali, sia diretti che indiretti.

La decisione di voler ricorrere al sistema forfettario è stata giustificata da Máire Geoghegan-Quinn, attuale Commissiario per la Ricerca, Innovazione e Sviluppo, da una precisa volontà di semplificare i processi. Ehler ha ribattuto che la semplificazione “è ormai diventata una parola di moda che si è rivoltata contro gli interessi dei ricercatori europei”.